È semplice amare ciò che si conosce.
È oltremodo normale volersi bene nei casi in cui il mondo sembra sorriderci. Quando si segue una strada che si sa di voler percorrere, allora sì che tutto ci porta verso una soluzione, una creazione, una risposta.
Nei momenti di transito, in cui non abbiamo idea di cosa fare, pensare e volere, le nostre decisioni cangiano col ritmare delle ore. In realtà non c’è niente che vorremmo cambiare, nessuna situazione, nessuna emozione, nessun tornaconto da tenere in considerazione.
Sebbene periodicamente l’animo venga scosso da rimorsi e caduche motivazioni che ci portano a distillare obiettivi, a credere di voler spingerci oltre l’umana considerazione della vita grazie alle nostre stesse forze, questi sono sentimenti che vengono spazzati via, o meglio rimessi in un apposito cantuccio chissà dove nel cervello come lontani ricordi di un istante in cui siamo stati posseduti dall’anima di un altro essere: il passato.
Il passato è la più erronea creazione che Dio (secondo la credenza comune secondo cui tutto sia stato creato da Lui) ci abbia mai imposto. Sembra quasi ovvio che esso sia il tornaconto del dolce morso alla mela: non c’è uomo o donna, bambino o anziano, ricco o povero, che non voglia tornare indietro nel tempo per cambiare qualcosa, diventare qualcun altro, studiare di più o non essersi fatti influenzare da determinate amicizie. Eppure nessuno si è mai realmente reso conto che il vero dilemma dell’universo sta nella mente umana.
Non c’è colpa esterna che tenga di fronte a noi stessi. Come non è a causa delle verità che non vogliamo accettare se le nostre aspettative vanno a rotoli.


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