Il femminicidio è un horror – “La ragazza dal pigiama rosso” di Alda Teodorani

Qualche mese fa ho avuto il piacere di incontrare la scrittrice Alda Teodorani alla presentazione del suo romanzo “La ragazza dal pigiama rosso”, pubblicato nella serie Intermundia di D Editore. Mi sono ritrovata di fronte una narratrice eclettica, sorridente e dalla mente che accoglie con naturalezza l’irrazionale che scorre tra i desideri umani più scaltri e repressi.

Non sono un’avida lettrice di horror. Complice l’atavica paura del buio e la vita in una casa infestata. Ho cominciato solo di recente a mettere un piede nel grande buio letterario, affidandomi agli autori più noti, leggendo alla luce del sole e recitando il mantra “è solo finzione, non sono una cagasotto” prima di andare a letto. Così, alla meravigliosa fiera Oblivion ‘26, mi sono lasciata tentare da questa nuova proposta, e sono entrata nel mondo crudele di Lara.

“La Ragazza dal pigiama rosso” è un body horror ma è anche un romanzo di fantascienza, eppure si può dire che si tratta di una storia sul femminicidio, nonché vi serpeggi una trama dall’istinto erotico. Ecco che conosciamo Lara in una tipica ambientazione da thriller nei campi nebbiosi. Lei è solo un cadavere maciullato, trovato sotto le ruote di un trattore da un passante. Quando si risveglia e grida, noi e lei comprendiamo che sarà la sua agonia ad essere protagonista della storia, guidata dalle mani degli amanti e dei carnefici. Ultimo in questa sequela è Newton della polizia scientifica, attratto dal suo corpo mutilato, che la taglia e la cuce resistendo agli impulsi della carne.
Newton, però, si svela non appartenere a questo mondo. Le sue macchine possono ricostruire Lara, e la cittadina di campagna che fa da sfondo alla vicenda è rinchiusa in una campana di vetro, in cui la sua specie impone nuove e nobilitanti condotte di vita.

Il pastiche di generi è una tipicità della letteratura post-moderna, ma Alda Teodorani sa come adattare un complesso mosaico di generi in una macchina semplice e facile da comprendere, senza fronzoli e digressioni.
Durante la presentazione del 2 Aprile scorso a Roma, la scrittrice ha dichiarato che spesso una descrizione ben più scarna di quel che siamo abituati è un buon mezzo di connessione al lettore. Una presa di posizione stilistica con cui mi ritrovo assai d’accordo, in particolar modo nella corrente contemporanea della narrativa fantastica.

La mente del lettore è una spugna, ma preferisce proiettare d’istinto il personale conosciuto su ogni immagine. Un fugace gatto lo rappresenterà come il gatto della propria infanzia, e un mostro alto e scheletrico come l’ombra che egli solo sa temere.
Dopo quasi due secoli di romanzi, trilogie, saghe e raccolte di racconti – e molti di più di fiabe, favole e miti – l’immaginario odierno si è radicato in una mitopoiesi comune. Dunque perché prolungarsi nella descrizione di una quarantena aliena? Perché analizzare robot computerizzati che rigenerano scheletro e tessuti, a discapito di una trama ben più profonda, umana e concreta? Ed è qui che entra in gioco quella che nella mia storia di lettrice è stata una piacevole novità.

Ho incontrato nell’horror – in particolare nelle sue espressioni più eleganti, come in “La ragazza dal pigiama rosso” – riflessioni visive e crude, che non si dilungano in spiegazioni intellettuali bensì mostrano e recidono il corpo.
Nell’horror ho letto dell’irrazionale che fa parte di noi. Accoglierlo è parte integrante della nostra crescita come esseri consapevoli. In questa nuova consapevolezza Alda Teodorani mi è stata di enorme aiuto.
L’orrido sa come diventare la parte più nascosta del piacere. Una risposta fisica alla lettura. Alda lo ha detto: «Volevo che il corpo fosse il protagonista della mia scrittura». Ed al di là della semplice definizione di body horror, quando le parole stimolano il corpo del lettore a vivere i piaceri e i dolori dei personaggi, la storia non è più una semplice narrazione su carta. Diventa esperienza.

(Spoiler alert)

Lara è una vittima universale. Di suo marito, del sadismo e del desiderio pubblico, degli uomini in generale. La figura più ambigua in tutta la sua storia, a parte ella stessa, è Newton.
Newton è la bestia che riordina il mondo, perché in questo concept il mondo può essere redarguito e rimesso in riga solo da un mostro ancor più temibile.
Newton è un principe azzurro, lo specchio dell’idealizzazione di un Mr Darcy, ma dai toni brutali e cannibali. Egli però, che proviene da un mondo superiore, ha imparato ad addomesticare la sua fame di carne. Imperativo morale che cerca di insegnare agli umani, diffondendo il consumo della carne sintetica.
La fame di Newton si tramuta in brama sessuale, che rende Lara oggetto dei suoi esperimenti. Poi opera d’arte dormiente esposta in una teca e da lui dominata in pubblico.
Nonostante l’atto orrido – citazione, assieme al titolo del romanzo, del lungometraggio “La ragazza dal pigiama giallo” del 1978, diretto da Flavio Mogherini – il fine di Newton è trovare il colpevole del crimine originale e vendicare Lara. Il marito si presenta alla mostra, Newton lo identifica e i suoi sospetti cadono su di lui.

Durante la mia lettura ho faticato ad accettare Newton e il rapporto che Lara instaura con lui, nonostante sappia della violenza pubblica che le ha provocato. Eppure una parte di me, trascinata dalla lettura vissuta dal corpo, ha compreso.
Ho percepito in Newton l’Animus di Lara, l’idealizzazione del suo sé maschile che vince su ogni sua debolezza, legittimata dalla follia collettiva del paese in quarantena. In quella teca, come nella sua intera vita, la femminilità di Lara viene esposta al pubblico ludibrio. La sua sofferenza diviene repellente oggetto di culto, come una Bella Addormentata del cui corpo si può far tutto. Allo stesso tempo si rende esca perfetta.
In questa scena ho visto un’agghiacciante trasposizione della realtà giuridica di oggi. Chi dovrebbe salvare, spesso, è il secondo carnefice della vittima, perché la giustizia viene incontro esponendo, giudicando e dubitando dei desideri e del corpo della donna di fronte al mondo intero.

Lara si vendica tramite un mostro che spazza via le sessualizzazioni ingiuste che ha sempre vissuto. L’apice, l’odio del marito; la sua testa verrà servita come piatto forte durante una cena raffinata col suo nuovo amante. Così il romanzo impone la propria giustizia. E, per una volta, il mostro è l’unico personaggio che non distoglie lo sguardo dalla vittima.


Commenti

Una risposta a “Il femminicidio è un horror – “La ragazza dal pigiama rosso” di Alda Teodorani”

  1. […] La ragazza dal pigiama rosso – Alda Teodorani→ horror italiano, corpo, violenza simbolica✍️ Ti interessa capire come funzionano le storie?Un percorso in divenire tra lettura e scrittura: leggo, assimilo, rielaboro e scrivo. Qui osservo dall’interno il processo creativo, mentre accade, anche quando scivola un po’ nel caos del mio cervello. […]

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